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	<title>In Evidenza | Imparare.Fare.</title>
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	<description>Associazione IF - Imparare.Fare. &#124; Sviluppare e favorire le potenzialità dei giovani di Napoli.</description>
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	<title>In Evidenza | Imparare.Fare.</title>
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	<item>
		<title>Interessante riflessione dell&#8217;ISTAT sul Corriere della Sera Mezzogiorno: Napoli non è una città per bambini e ragazzi, ogni anno ne perde duemila.</title>
		<link>https://www.impararefare.it/interessante-riflessione-dellistat-sul-corriere-della-sera-mezzogiorno-napoli-non-e-una-citta-per-bambini-e-ragazzi-ogni-anno-ne-perde-duemila/</link>
				<pubDate>Sat, 21 Jan 2023 15:13:52 +0000</pubDate>
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		<title>Patto Educativo per i ragazzi di Napoli: la grande promessa</title>
		<link>https://www.impararefare.it/patto-educativo-per-i-ragazzi-di-napoli-la-grande-promessa/</link>
				<pubDate>Sun, 11 Dec 2022 18:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[imparare]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
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				<description><![CDATA[Lunedì 12 dicembre, presso la sede del Comune di Napoli, si terrà il secondo incontro del Tavolo sul Patto Educativo in presenza dell’Assessore Comunale all’Istruzione Maura Striano, dell’USR Regione Campania e dei firmatari del Patto, tra cui l’impresa sociale “Con i Bambini” e il Forum del Terzo Settore.  Un appuntamento fortemente voluto dal Sindaco Gaetano [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p>Lunedì 12 dicembre, presso la sede del Comune di Napoli, si terrà il <strong><a href="https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/patto_educativo_per_napoli_ultime_notizie_oggi-7104210.html">secondo incontro del Tavolo sul Patto Educativo</a></strong> in presenza dell’Assessore Comunale all’Istruzione Maura Striano, dell’USR Regione Campania e dei firmatari del Patto, tra cui l’impresa sociale “Con i Bambini” e il Forum del Terzo Settore. </p>



<p>Un appuntamento fortemente voluto dal Sindaco Gaetano Manfredi, e che aprirà le Reti Territoriali e i Patti Educativi di Comunità, due strumenti indispensabili per individuare i bacini territoriali in cui si manifestano i fenomeni sempre più frequenti di minori che abbandonano la scuola.</p>



<p>I Patti Educativi di Comunità vedranno impegnate le istituzioni scolastiche, gli enti del terzo settore dei vari territori di riferimento e le famiglie.&nbsp;</p>



<p>E’ necessario fare il punto, elaborare le strategie giuste, dialogare con gli Uffici centrali del Ministero dell’Istruzione, che ancora non ha ancora fornito i fondi alle scuole e tanto meno definito i criteri relativi alla spesa delle risorse.&nbsp;</p>



<p>Un impegno, questo, siglato mesi fa:<a href="https://www.conibambini.org/2022/05/13/firmato-patto-educativo-a-napoli/"> <strong>“Generazione Futura. Patto educativo per la città metropolitana di Napoli”</strong></a><strong> </strong>vede come firmatari anche il Ministero della Giustizia, il il Dipartimento giustizia minorile e di comunità, Regione Campania, Prefettura di Napoli e Ministero dell’Istruzione, nonché la Diocesi di Napoli. </p>



<p>Peccato però che, a distanza di sette mesi (intesa siglata in data 13 maggio scorso) da questo accordo, i 79 milioni di euro erogati dal PNRR per gli istituti scolastici della Campania promessi dall’ex Ministro Patrizio Bianchi non siano mai arrivati, tanto che l’arcivescovo Mimmo Battaglia &#8211; promotore dell’iniziativa &#8211; ha lanciato un accorato appello alle istituzioni per far sì che la burocrazia non blocchi i preziosi fondi.&nbsp;</p>



<p>A Napoli sarebbero spettati ben 41 milioni di euro per 217 scuole dell’area metropolitana di Napoli, assegnati e non liquidati. Una cifra farebbe la differenza, inutile dirlo.</p>



<p>Ennesima occasione persa? Ci auguriamo di no.&nbsp;</p>



<p>Intanto le attività per i ragazzi del territori proseguono, grazie ad organizzazioni come “Con i Bambini”, il sostegno della Curia e il Comune di Napoli.</p>



<p>Progetti senza dubbio più piccoli rispetto allo stanziamento citato pocanzi, ma che permettono a fondazioni come “IF- ImparareFare” di non abbandonare i bambini di nessun territorio e proseguire le nostre attività di inclusione ed accoglienza.&nbsp;<br></p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Autonomia differenziata, l’istruzione a un bivio</title>
		<link>https://www.impararefare.it/autonomia-differenziata-listruzione-a-un-bivio/</link>
				<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 09:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[imparare]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Disegno di legge]]></category>
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				<description><![CDATA[Da qualche giorno, su tutti i maggiori quotidiani locali e nazionali, ricorre un termine già noto a molti, ma che&#160;oggi&#160;si presenta in modo molto più concreto: AUTONOMIA DIFFERENZIATA (https://www.laleggepertutti.it/610066_autonomia-differenziata-cosha-proposto-calderoli). La bozza di disegno di legge è ormai quasi pronta, e il Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli ha incontrato nei giorni scorsi i Presidenti [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p>Da qualche giorno, su tutti i maggiori quotidiani locali e nazionali, ricorre un termine già noto a molti, ma che&nbsp;oggi&nbsp;si presenta in modo molto più concreto: AUTONOMIA DIFFERENZIATA (<a href="https://www.laleggepertutti.it/610066_autonomia-differenziata-cosha-proposto-calderoli">https://www.laleggepertutti.it/610066_autonomia-differenziata-cosha-proposto-calderoli</a>).</p>



<p>La bozza di disegno di legge è ormai quasi pronta, e
il Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli ha incontrato nei giorni
scorsi i Presidenti delle Regioni per fare il punto sui vari temi oggetto di
discussione, alcuni dei quali si prospettano in tutta la loro complessità e
delicatezza.</p>



<p>In parole povere, con questo Disegno di Legge le Regioni potranno chiedere una maggiore autonomia sui 4 settori coinvolti, come sancito dall’art. 116, comma 3 della Costituzione (<a href="https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-v/articolo-116" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-v/articolo-116 (apre in una nuova scheda)">https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-v/articolo-116</a>): Scuola, Sanità, Ambiente e Politiche del Lavoro.</p>



<p>Le Regioni avranno 12 mesi di tempo per determinare i propri LEP (Livelli Essenziali di Prestazione, <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-i-lep-livelli-essenziali-delle-prestazioni/">https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-i-lep-livelli-essenziali-delle-prestazioni/</a>) e, per quanto riguarda invece i finanziamenti dei vari settori, li riceveranno sulla base della propria spesa storica: quelle che hanno speso di più per quel settore particolare, quindi, potranno in prospettiva ricevere una maggiore entità di fondi.</p>



<p>Resta da capire la metodologia con cui verrà approvata
l’entità dei fondi.</p>



<p>Il settore che abbiamo più a cuore, quello
dell’Istruzione, nel nostro territorio potrebbe potenzialmente subire
pericolosi svantaggi, dovuti primo su tutti a una carenza di docenti giovani:
ricordiamo che lo stipendio di un insegnante cresce in base agli anni di
anzianità, pertanto i costi della spesa al Sud sono più alti che al Nord.</p>



<p>Per questo motivo, IF mette a disposizione dei lettori
alcuni materiali sul tema aprendo una vera e propria riflessione frutto delle
considerazioni di esperti e studiosi desiderosi di approfondire un tema che
riguarda tutti noi cittadini.</p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>“Quanto futuro perdiamo?”. Dipende ANCHE da noi.</title>
		<link>https://www.impararefare.it/quanto-futuro-perdiamo-dipende-anche-da-noi/</link>
				<pubDate>Thu, 24 Nov 2022 09:34:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[imparare]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>

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				<description><![CDATA[Indagine Demopolis in occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza &#8211; 20 novembre 2022. Sta nascendo una nuova consapevolezza, una motivazione profonda, una sfida comune nei confronti di un futuro che appartiene, oltre che ai nostri bambini e ragazzi, a tutti noi.In occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (20 novembre), [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Indagine Demopolis in occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza &#8211; 20 novembre 2022.</strong></p>



<p>Sta nascendo una nuova consapevolezza, una motivazione profonda, una sfida comune nei confronti di un futuro che appartiene, oltre che ai nostri bambini e ragazzi, a tutti noi.<br>In occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (20 novembre), l’impresa sociale Con i Bambini ha presentato nei giorni scorsi la IV edizione dell’indagine “Gli italiani e la povertà educativa minorile”, in collaborazione con l’Istituto Demopolis. Oltre tremila intervistati tra insegnanti, genitori di figli minorenni, rappresentanti ed operatori del Terzo Settore, che ogni giorno affrontano e si misurano con il mestiere più difficile del mondo: la crescita, in un mondo sempre più complesso e veloce.<br>“Quanto futuro perdiamo? La scuola e la comunità educante nel Paese” è un prezioso lavoro di ascolto e di condivisione che ci consegna un’Italia più consapevole che non spetti esclusivamente alla scuola presidiare la crescita dei nostri ragazzi, ma anche alla comunità educante intesa come gruppo di riferimento territoriale partecipe delle loro difficoltà e disagi, soprattutto nelle aree più abbandonate e isolate del Paese.<br>Qualcosa quindi è cambiato, e lo avvertiamo tutti.<br>Sempre più ragazzi restano indietro senza sostegno, senza attività di recupero, isolati e inconsapevoli.<br>Malgrado la campanella sia tornata tutti i giorni a suonare con le mascherine slacciate e il distanziamento tra banchi pressoché annullato, l’Italia post Covid si trova impreparata e a tratti spaventata da una realtà giovanile sempre più complessa, frammentata e distaccata dalla realtà.<br>Il primo dato allarmante è che nell’ultimo anno scolastico segnato dalla presenza del COVID oltre 80.000 studenti non hanno raggiunto una frequenza scolastica sufficiente per venire scrutinati, pertanto sono stati bocciati per le troppe assenze e non per i brutti voti.<br>Un dato senza precedenti.<br>Lo smartphone ha senza dubbio unito i nostri figli durante la pandemia con le chat, i messaggi vocali e le videocall ma&nbsp;oggi&nbsp;si è trasformato in uno strumento altrettanto pericoloso di divisione e di isolamento, un piccolo mondo virtuale in cui i ragazzi si rifugiano per non affrontare la realtà o peggio ancora non riuscire più a viverla.<br>La maggiore preoccupazione registrata dall’indagine vede il 76% degli intervistati angosciato dal fenomeno della violenza giovanile e delle baby gang, ma anche dagli episodi di bullismo e cyberbullismo, oltre al consumo di alcol e droga (63%).<br>A queste si accompagnano le ben note emergenze che vedono l’assenza di strutture ricreative (cinema, campi sportivi, asili nido, ecc.), edifici scolastici vecchi e pericolanti, mancanza di attività di recupero per i ragazzi in difficoltà, docenti non motivati ed abbandono scolastico i grandi fattori irrisolti con cui ogni giorno siamo costretti a misurarci.<br>Chi partecipa a iniziative extrascolastiche, infatti, sviluppa un maggior legame con il territorio in cui vive, sicurezza personale, autostima, rispetto per le regole e per i compagni, interesse per ciò che lo circonda, senso di responsabilità singola e collettiva.<br>Per questo motivo la comunità educante stabile risulta fondamentale quanto la scuola, perché crea un sentiero comune in cui istituzioni, parrocchia, famiglia, associazioni, e comitati di quartiere si trovano a dialogare e costruire percorsi didattici, spazi da condividere, iniziative comuni per e con i ragazzi.</p>



<p>IF e la sua comunità educante è accanto ai giovani nel
loro percorso scolastico ed extrascolastico, e si impegna a non lasciare solo
chi resta indietro.</p>



<p>Indagine Demopolis</p>



<p>Prima decade mese di novembre 2022</p>



<p>3.540 intervistati su scala nazionale</p>



<p><a rel="noreferrer noopener" aria-label="https://www.conibambini.org/2022/11/16/quanto-futuro-perdiamo-presentata-lindagine-demopolis/ (apre in una nuova scheda)" href="https://www.conibambini.org/2022/11/16/quanto-futuro-perdiamo-presentata-lindagine-demopolis/" target="_blank">https://www.conibambini.org/2022/11/16/quanto-futuro-perdiamo-presentata-lindagine-demopolis/</a> <br>Link presentazione indagine:<br><a rel="noreferrer noopener" aria-label="https://www.radioradicale.it/scheda/683144/presentazione-dellindagine-con-i-bambini-demopolis-quanto-futuro-perdiamo-gli-italiani (apre in una nuova scheda)" href="https://www.radioradicale.it/scheda/683144/presentazione-dellindagine-con-i-bambini-demopolis-quanto-futuro-perdiamo-gli-italiani" target="_blank">https://www.radioradicale.it/scheda/683144/presentazione-dellindagine-con-i-bambini-demopolis-quanto-futuro-perdiamo-gli-italiani</a> </p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>La lezione delle donne</title>
		<link>https://www.impararefare.it/la-lezione-delle-donne/</link>
				<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 15:08:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[imparare]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Forum Disuguaglianze Diversità]]></category>

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<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img src="https://www.impararefare.it/wp-content/uploads/2020/02/amatrice-IMG_1543.jpg" alt="" class="wp-image-767" width="600" height="450" srcset="https://www.impararefare.it/wp-content/uploads/2020/02/amatrice-IMG_1543.jpg 600w, https://www.impararefare.it/wp-content/uploads/2020/02/amatrice-IMG_1543-480x360.jpg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 600px, 100vw" /></figure>
<!-- /divi:image -->

<!-- divi:paragraph -->
<p>di <strong>Marco Rossi-Doria</strong><br>pubblicato in <em>la Repubblica</em>, pagina 28, 2 giugno 2020</p>
<!-- /divi:paragraph -->

<!-- divi:paragraph -->
<p>Dall’inizio
di marzo milioni di incontri con finalità educative, in rete e al telefono,
collegano le nostre case. Sono, in larghissima maggioranza, incontri tra donne.
Tra mamme e maestre e professoresse, che sono l’82% di chi insegna. In un Paese
spesso disattento e litigioso, ogni giorno vi è un rito, dedicato al rispetto
tra persone e al diritto e al dovere allo studio: “Buon giorno, come sta signora?”,
“Buongiorno, professoressa”, “Grazie maestra”. E poi: motivare i ragazzi,
finire bene il collegamento, raggiungere ogni compagno, dare indirizzi di ricerca
e di studio, capire quanto e come s’impara. Si tratta della faticosa
costruzione di un’alleanza educativa tra docenti e genitori, con ruoli distinti,
nel rispetto reciproco. È un inizio di cambio di direzione: dopo anni di
incomprensioni e conflitti tra case e scuole vi è un ri-conoscimento, in senso
proprio, e anche una riconoscenza. Non sono rose e fiori. Vi è un lungo lavoro
da fare. Ma l’autorevolezza della scuola guadagna terreno. E non lo fa con piedistalli
sotto le cattedre o telecamere nei corridoi, ma ricostruendo il rispetto dei genitori
grazie all’impegno straordinario di chi la scuola la fa ogni giorno e all’arte
del dialogo. </p>
<!-- /divi:paragraph -->

<!-- divi:paragraph -->
<p>Così,
soprattutto le donne italiane hanno tenuto in piedi il sistema d’istruzione,
con spirito repubblicano. Quanto sarebbe importante che una sera di giugno, alla
fine dei telegiornali, il governo dicesse grazie a scuole e famiglie e, in
particolare, alle donne italiane per questa prova quotidiana di tenuta
educativa.</p>
<!-- /divi:paragraph -->

<!-- divi:paragraph -->
<p>Non
è un’opera “tecnica”, relativa a connessioni, device, app. Certo, le scuole
hanno fatto arrivare a casa migliaia di tablet e computer, ricaricato schede,
costruito ponti con una rete spesso traballante o inesistente, pagato
abbonamenti a chi non aveva mezzi. Purtroppo, ancora adesso, non sono cose riuscite
ovunque, nonostante l’impegno di dirigenti, docenti, comuni, terzo settore. E
non è un’opera soltanto di didattica a distanza. Chi insegna sa che questa è una
necessità e un’opportunità ma che non può sostituire la ricchezza della vita in
classe, la socialità tra coetanei, la circolarità complessa dell’imparare umano.
Eppure &#8211; in un Paese tra i più arretrati in materia e con i docenti più vecchi dell’OCSE
– la maggioranza degli insegnanti impara in fretta, con l’aiuto dei colleghi e,
spesso, dei ragazzi stessi, figli, alunni. Non solo. Moltissimi gruppi di
docenti considerano l’esperienza
che gli alunni stanno vivendo come qualcosa che va ben oltre il digitale, che
suscita paure, fatiche e spaesamenti relativi all’idea del futuro (che non
hanno vissuto i loro genitori o nonni) e, al contempo, maturazione, resilienza,
accresciuta responsabilità e cooperazione. E registrano che apprendono
moltissimo in una situazione nella quale il sapere dell’umanità e i paradigmi
della complessità sono entrati come mai prima in ogni casa: scienze, economia,
filosofia, psicologia, sociologia, antropologia, letteratura, statistica, matematica,
religione, politica, diritto. Così cresce in tanti gruppi di docenti la spinta
a ripensare la scuola, con le “materie” che si parlano l’un l’altra e
richiedono maggiore attenzione al rigore delle discipline e ai loro nessi
reciproci. </p>
<!-- /divi:paragraph -->

<!-- divi:paragraph -->
<p>Non
è un’Italia semplice nella quale succede tutto questo. Dei 9,8 milioni di
alunni, 2,2 già vivevano in povertà relativa e altri 1,2 in povertà assoluta. Ora,
purtroppo, 1 milione in povertà relativa sta rapidamente cadendo in povertà
assoluta e altrettanti, che vivevano sopra la soglia di povertà, non vi rimarranno.
E, poi, ci sono 273.000 bambini
e ragazzi con disabilità e fragilità e 819.000 stranieri. Il lavoro dei docenti
per raggiungere ognuno è stato enorme. Migliaia di storie lo raccontano e
chiedono di poter continuare. Non è certo il “6 politico” &#8211; non si sa perché
evocato, dato che è uscito di scena oltre 30 anni fa &#8211; il tema di chi fa
scuola. E’, piuttosto la fondata paura che l’impoverimento generale e le
difficoltà nell’organizzare a settembre la scuola in sicurezza spingano un terzo
dei nostri ragazzi fuori dal diritto a imparare, ai margini della coesione
sociale. Come ha scritto il <em>Forum Disuguaglianze Diversità</em>: “Si
è parlato di salute, e, poi, di economia. I due grandi assenti sono stati: la
crisi educativa e la crisi sociale, i due ambiti che connotano la vita delle e
tra le persone e le generazioni”. </p>
<!-- /divi:paragraph -->

<!-- divi:paragraph -->
<p>Vi è, dunque, l’urgenza politica di rispondere
alla crisi educativa. I docenti e i genitori lo chiedono. La comunità nazionale
deve ora dare forza alle scuole e all’alleanza tra comuni, scuole e civismo
educativo per raggiungere presto tutti i ragazzi rimasti lontani o indietro. È
finalmente tempo di rendere la scuola strutturalmente rigorosa, innovativa,
inclusiva. Perciò, la spesa in istruzione, crollata al&nbsp;3,5% in
rapporto al PIL, deve subito rientrare nella media dell’Unione Europea, al 4,5%.
E almeno il 15% degli investimenti dei prossimi anni, dedicati alla ripartenza,
vanno destinati alle comunità educanti, a scuola e fuori. È condizione per una ripartenza
duratura e le decisioni in cantiere dell’UE non solo lo consentono, lo
suggeriscono. “Se non ora, quando?” </p>
<!-- /divi:paragraph --></div>
			</div>
			</div>			
				
				
				
				
			</div>		
				
				
			</div>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>Un&#8217;alleanza per riaprire le scuole</title>
		<link>https://www.impararefare.it/unalleanza-per-riaprire-le-scuole/</link>
				<pubDate>Sun, 10 May 2020 14:34:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[imparare]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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				<description><![CDATA[Sulla base di tante esperienze e del confronto con amici/amiche nelle scuole e nel lavoro sociale, abbiamo contribuito al documento per la riapertura di scuole e spazi di vita e apprendimento per i bambini/e e ragazzi/e del&#160;Forum Disuguaglianze Diversità. Siamo molto preoccupati: con il Covid-19 e quel che ne sta seguendo aumentano ulteriormente i divari [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p>Sulla base di tante esperienze e del confronto con amici/amiche nelle scuole e nel lavoro sociale, abbiamo contribuito al <a href="https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/unalleanza-civile-e-politica-per-la-riapertura-di-scuole-e-spazi-di-vita-e-apprendimento-per-tutti-i-bambini-e-e-ragazzi-e/?fbclid=IwAR1ScxQlPPsjlJXMvFAnv_8MaEwR9XHElvUO2MZcUiJtAb1vpZHD6MHZUEk">documento per la riapertura di scuole e spazi di vita e apprendimento</a> per i bambini/e e ragazzi/e del&nbsp;<em>Forum Disuguaglianze Diversità</em>. Siamo molto preoccupati: con il Covid-19 e quel che ne sta seguendo aumentano ulteriormente i divari tra scuole e tra bambini, l&#8221;esclusione precoce dalle opportunità nella vita e le povertà. Le proposte qui contenute provano a combattere questi gravi pericoli per il nostro futuro.<br></p>



<p></p>
]]></content:encoded>
										</item>
		<item>
		<title>La scuola sfida il Covid-19. Lotta alle diseguaglianze</title>
		<link>https://www.impararefare.it/la-scuola-sfida-il-covid-19-lotta-alle-diseguaglianze/</link>
				<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 14:05:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[imparare]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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				<description><![CDATA[Il presidente di IF è membro fondatore del Forum Disuguaglianze Diversità dove si occupa, in particolare, di lotta alle disuguaglianze in educazione e dove condivide anche le nostre esperienze e riflessioni. Insieme al gruppo ‘education’ del Forum, nell’ultima settimana, si è impegnato a analizzare le troppe situazioni di accresciuta e grave esclusione di bambini/e e [&#8230;]]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[
<p>Il presidente di IF è membro fondatore del Forum Disuguaglianze Diversità dove si occupa, in particolare, di lotta alle disuguaglianze in educazione e dove condivide anche le nostre esperienze e riflessioni. </p>



<p>Insieme al gruppo ‘education’ del Forum, nell’ultima settimana, si è impegnato a analizzare le troppe situazioni di accresciuta e grave esclusione di bambini/e e ragazzi/e avvenute a seguito della chiusura delle scuole causate dalla pandemia del Covid-19: raccolta di dati, contatti con dirigenti, educatori e insegnanti di tante scuole e associazioni dell&#8217;impegno sociale, educativo, civile di nord, sud e centro Italia, ascolto di chi &#8211; nel ministero e nelle autonomie scolastiche &#8211; sta lavorando per rendere effettive le misure del DPCM del 17 marzo dedicate a raggiungere tutti i bambini/e e ragazzi/e. </p>



<p>Questo lavoro ha portato alla redazione di un <a href="https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/lotta-alle-disuguaglianze-la-sfida-della-scuola-prima-durante-e-dopo-il-coronavirus">documento che registra le cose buone fatte e le criticità da affrontare</a> per evitare che la crisi accresca le disuguaglianze tra alunni delle scuole della Repubblica, ora e che quando le scuole riapriranno. (qui la <a href="https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2020/04/Disuguaglianze-istruzione_COVID-19.x19154.pdf">versione integrale</a>)</p>



<p>I</p>
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		<title>Marco Rossi-Doria e le scuole chiuse per virus: “un’occasione per crescere”</title>
		<link>https://www.impararefare.it/marco-rossi-doria-e-le-scuole-chiuse-per-virus-unoccasione-per-crescere/</link>
				<pubDate>Mon, 16 Mar 2020 13:56:39 +0000</pubDate>
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				<description><![CDATA[Tra i tanti insegnanti preoccupati per l&#8217;andamento dell&#8217;anno scolastico non c&#8217;è il &#8220;maestro di strada&#8221;, convinto che possa essere l&#8217;opportunità per ragazzi e docenti di provare esperienze del tutto nuove. La riapertura della scuola sembra più che mai lontana. E non pochi insegnanti iniziano a essere seriamente preoccupati per il bilancio finale di quest&#8217;anno scolastico. [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>Tra i tanti insegnanti preoccupati per l&#8217;andamento dell&#8217;anno scolastico non c&#8217;è il &#8220;maestro di strada&#8221;, convinto che possa essere l&#8217;opportunità per ragazzi e docenti di provare esperienze del tutto nuove.</strong></p>



<p>La riapertura della scuola sembra più che mai lontana. E non pochi insegnanti iniziano a essere seriamente preoccupati per il bilancio finale di quest&#8217;anno scolastico. Gli alunni perderanno apprendimenti e conoscenze fondamentali per il loro futuro. Non è dello stesso parere Marco Rossi-Doria, primo maestro di strada d&#8217;Italia, formatore di docenti e collaboratore di Focus Scuola.</p>



<p>Lo abbiamo contattato.</p>



<p><strong>Maestro, i nostri bambini stanno saltando molte ore di lezione. Può essere un problema per la loro carriera scolastica?</strong></p>



<p>In realtà credo che questo periodo possa trasformarsi in qualcosa di diverso e utile. I ragazzi possono finalmente fare cose nuove che solitamente non hanno tempo di fare. Faccio degli esempi: Possono mettere a posto la loro cameretta, darle un nuovo ordine. Imparare qualche mestiere nuovo, come rifare il letto, caricare la lavatrice, lavare i pavimenti. Oppure chiamare una persona lontana che non sentono da tempo e fare due chiacchiere, ovviamente a voce e non tramite Whatsapp. Un&#8217;altra attività che possono svolgere è leggere un bel libro. Ma va bene anche solo sfogliare un libro illustrato e fantasticare guardando le immagini.</p>



<p><strong>Ma il programma di matematica e l&#8217;analisi grammaticale?</strong></p>



<p>Innanzitutto gli insegnanti dovrebbero chiedersi che cos&#8217;è l&#8217;apprendimento. Adesso stiamo vivendo una situazione diversa, eccezionale che questa generazione di studenti si porterà dietro per la vita. Sarà per loro un ricordo mitologico. Quindi sarebbe sbagliato scimmiottare il mondo di prima. C&#8217;è stato uno iato tra quello che era normale fino a qualche settimana fa e l&#8217;oggi. I bambini stanno vivendo qualcosa di nuovo e anche il modo di apprendere deve cambiare. Sarebbe assurdo continuare con la brutta copia della scuola inviando in chat compiti tradizionali, moltiplicazioni ed esercizi di grammatica. Diamo spazio allo spaesamento.</p>



<p><strong>Che cosa significa nella pratica?</strong></p>



<p>Un po&#8217; quello che ho già detto all&#8217;inizio. Dedicarsi a compiti di realtà. E farlo in un tempo rallentato. Sì può anche chiedere ai ragazzi di tenere un diario di questo periodo in cui annotare quello che si fa ogni giorno. E poi la sera dopo rileggere quello che si è scritto: ci si accorgerà così che questo tempo non è affatto vuoto, ma anzi è fatto di piccoli gesti quotidiani ricchi di significato. Si scoprirà finalmente che lentezza non è sinonimo di nulla, ma anzi è una grande ricchezza. E dalle piccole cose si impara molto.<br>
Un suggerimento che mi sento di dare può essere anche quello di organizzare piccoli gruppi per fare due passi in quartiere, osservare ciò che la fretta non ci fa vedere, disegnare una mappa con le strade, guardare il cielo e descrivere il colore che non è mai un semplice azzurrro. Poi magari mandare alla maestra questa descrizione. L&#8217;unica regola davvero importante da dare ai ragazzi nello svolgere queste attività deve essere quella di portarle a compimento e farle bene, con impegno.<br>
Anche per gli insegnati è quindi l&#8217;occasione per una didattica diversa. È il momento di mandare ai propri alunni un messaggio diverso, senza ossessionarsi con la scuola: Si possono imparare cose più da grandi. Insomma questa è l&#8217;occasione per crescere.</p>



<p>Fonte: <a href="https://www.focusjunior.it/focus-scuola/marco-rossi-doria-scuole-chiuse-per-virus-occasione-per-crescere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener" aria-label="https://www.focusjunior.it/focus-scuola/marco-rossi-doria-scuole-chiuse-per-virus-occasione-per-crescere/ (apre in una nuova scheda)">https://www.focusjunior.it/focus-scuola/marco-rossi-doria-scuole-chiuse-per-virus-occasione-per-crescere/</a></p>
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		<title>Da napoli.repubblica.it: Napoli, il rito violato del &#8220;fuocarazzo&#8221;: &#8220;Ora nel Borgo un progetto per ricostruire il senso di comunità&#8221;</title>
		<link>https://www.impararefare.it/da-napoli-repubblica-it-napoli-il-rito-violato-del-fuocarazzo-ora-nel-borgo-un-progetto-per-ricostruire-il-senso-di-comunita/</link>
				<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 08:48:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Fuoco Sant&#039;Antonio]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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				<description><![CDATA[Di Marco Rossi Doria &#8211; 20 gennaio 2020 Intorno alla vicenda del &#8220;cippo&#8221; o &#8220;fuocarazzo&#8221; di Sant&#8217;Antonio, vi è stato un brutto episodio di giovanissimi, poco più che bambini, che hanno lanciato, proprio nella zona del Borgo di Sant&#8217;Antonio, petardi e immondizie contro i pochi poliziotti andati lì, come altrove in città, a fare da [&#8230;]]]></description>
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<p>Di Marco Rossi Doria &#8211; 20 gennaio 2020</p>



<p>Intorno alla vicenda del &#8220;cippo&#8221; o &#8220;fuocarazzo&#8221; di Sant&#8217;Antonio, vi è stato un brutto episodio di giovanissimi, poco più che bambini, che hanno lanciato, proprio nella zona del Borgo di Sant&#8217;Antonio, petardi e immondizie contro i pochi poliziotti andati lì, come altrove in città, a fare da presidio. È una cosa che preoccupa. Che, però, non va confusa con le scorribande omicide delle baby gang perché è sempre più importante saper distinguere i diversi fenomeni.</p>



<p>Certamente, questo dei fuochi è un rito che ha perso la sua forza con l&#8217;andare degli anni, divenendo occasione di schiamazzo giovanile, quasi da curva di stadio. Invece, aveva rappresentato per centinaia di anni e fino a poco fa &#8211; nell&#8217;area vasta che va da Castellamare a Pozzuoli al Casertano &#8211; l&#8217;archetipo del fuoco che si risveglia, come nel vulcano che ci sovrasta, con i bambini e i ragazzi cui era dato il compito di raccogliere e dare fuoco alla legna nelle piazze e negli spiazzi più larghi, con le famiglie, intorno alle braci, che cucinavano insieme, nelle comunità di rione, che ora quasi non esistono più.</p>



<p>Mi occupo dei fuochi di Sant&#8217;Antonio Abbate da oltre 30 anni. Perché intorno a questi, i ragazzi, generazione dopo generazione, si organizzano e ancora oggi, disperatamente, cercano un rito, in un tempo arido di riti, che pur servono a crescere, ovunque nel mondo. Col tempo, però, le cose sono degenerate e spesso i fuochi sono divenuti occasione per imporre un momento di rabbiosa alterità, suscitare gesti violenti; intorno a roghi riempiti di plastiche e immondizia, accesi tra i palazzi, senza alcun rispetto per chi ci vive, molti non vanno più, tenendo lontani i figli. Ma se in ogni quartiere povero di una grande area metropolitana resiste un rito, questo va guardato con cura. Così, anche venerdì sono stato nel mio quartiere, a guardare i figli dei miei alunni che, vestiti di nero, coi visi impiastrati di fango, danzavano e gridavano slogan ritmati, a torso nudo, abbarbicati sul muro di cinta di uno spazio vago, mai ricostruito.<br>
I ragazzi sono diversi dai loro genitori che avevo accompagnato ai fuochi alla fine del secolo scorso.</p>



<p>Non ci si ferma più dopo il fuoco tra vecchi, giovani, bambini. Non si mangiano salsicce o sanguinaccio anticipando il carnevale. Non si resta lì a parlare. Anche rispetto al bel film &#8220;il segreto&#8221; di Cyop&amp;Kaf che raccontava, nello stesso spazio, la storia dei ragazzi che approntavano il &#8220;cippo&#8221; pochi anni fa, la scena si è fatta più povera di parole e gesti, sincopata, rabbiosa, rapida e quasi incattivita</p>



<p>. Ma venerdì nel mio quartiere qualche genitore ha parlato con i poliziotti e una signora ha offerto un caffè ai pompieri. Piccoli gesti di prossimità. Così, nei Quartieri Spagnoli non è stata impedita la raccolta di alberi di Natale usati e legna, i carabinieri hanno sorvegliato senza intervenire e i pompieri erano lì vigili senza spegnere. Spento piano il fuoco, ognuno è andato a casa. Bene &#8211; mi sono detto &#8211; resiste qualcosa, ai ragazzini è stato lasciato uno spazio di espressione, senza danno. Purtroppo non è andata così nel Borgo di Sant&#8217;Antonio questa volta. Il Borgo è un luogo difficile. Ha un&#8217;elevata densità abitativa (10.364 ab./kmq) e un&#8217;elevatissima concentrazione dei diversi indicatori di esclusione sociale e povertà educativa che ne fanno un ghetto segregante: tasso oltre il 50% di famiglie e minori poveri, degrado abitativo diffuso, crescente immigrazione con forti tratti di marginalità, poco lavoro legale e, viceversa, forte peso del lavoro nero, alti tassi di dispersione scolastica e di analfabetismo funzionale degli adulti, forte presenza di genitori giovani con bassa scolarità, presenza di criminalità organizzata e non, diffusione di spaccio e droghe, di prostituzione anche minorile, alto numero di famiglie con membri detenuti, diffusione di malattie direttamente correlate alla povertà. Ha un&#8217;offerta di servizi limitata alle scuole di base.</p>



<p>Mancano nidi e interventi di sostegno alla genitorialità, tempo pieno nelle scuole, presidi di prevenzione socio-sanitaria. Al tempo stesso è un territorio con molti giovani che esprimono una potenzialità di sviluppo personale e cooperativo che non trova, tuttavia, sponde istituzionali e investimenti adeguati, con un grande mercato giornaliero (il più importante della Napoli storica) che racchiude un sistema di incontri, scambi, socialità con molte potenzialità, un alto tasso di famiglie migranti con una stretta convivenza tra persone italiane e non che non ha conosciuto conflitti anche se ve ne sono i crescenti rischi.<br>
È probabile che in questo quartiere siano mancati proprio i gesti di prossimità e i mediatori, gente capace di tenere gli esili fili, così preziosi, tra legge e persone, tra voglia di avventura dei ragazzi e indispensabile presidio dei limiti.</p>



<p>Sì, mancano troppo spesso i mediatori e i portatori di proposta, di riflessione comune, di calma ponderata, di ri-partenza. Eppure servono come l&#8217;acqua e come il pane nei quartieri dove da decenni cresce la &#8220;disperanza&#8221; &#8211; è la parola che mi viene per dire del miscuglio profondo tra povertà materiale, orizzonti che si chiudono davanti, mancata comunità positiva intorno e, poi, risentimento per l&#8217;assenza di lavoro, welfare, proposta credibile di riscatto.</p>



<p>Certo, vi sono quartieri dove, con un grande lavoro, si ricostruiscono le condizioni per contrastare questa disperanza. Ma non sempre, non ovunque. È per questo che ci apprestiamo, in tanti, a intervenire nel Borgo, con un progetto di quattro anni almeno dedicato proprio ai bambini e ai loro genitori e alla ricostruzione di comunità.<br> La città è profondamente divisa tra chi è impegnato e chi protegge il suo. Non è ancora rinato un tempo, diverso da quello passato, dove, però, si possa accendere un nuovo fuoco comunitario e condiviso intorno al quale parlare in pace di sé, dei figli, del futuro comune, tra persone diverse. Ma dobbiamo lavorare a questo. E in molti inizieremo proprio dal Borgo di Sant&#8217;Antonio, con un progetto che si chiama &#8220;Si può&#8221;.</p>



<p>* Presto al Borgo partirà un lavoro che durerà quattro anni e sarà dedicato ai bambini e ai loro genitori</p>



<p>Fonti:</p>



<ul><li>Articolo: <a rel="noreferrer noopener" aria-label="https://napoli.repubblica.it/cronaca/2020/01/20/news/napoli_il_rito_violato_del_fuocarazzo_ora_nel_borgo_un_progetto_per_ricostruire_il_senso_di_comunita_-246224603/ (apre in una nuova scheda)" href="https://napoli.repubblica.it/cronaca/2020/01/20/news/napoli_il_rito_violato_del_fuocarazzo_ora_nel_borgo_un_progetto_per_ricostruire_il_senso_di_comunita_-246224603/" target="_blank">https://napoli.repubblica.it/cronaca/2020/01/20/news/napoli_il_rito_violato_del_fuocarazzo_ora_nel_borgo_un_progetto_per_ricostruire_il_senso_di_comunita_-246224603/</a></li></ul>
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